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Pubblicato: 29/09/2013 12:03:00
Amici di Brera
Scheda dell'opera
Napoleone come Marte Pacificatore, Antonio Canova


Antonio Canova

Napoleone come Marte Pacificatore,

bronzo, cm 430x200x150, 1809-1811,
Milano, Palazzo di Brera, Cortile d'onore



La statua in bronzo di Napoleone come Marte Pacificatore nudo e vittorioso è un capolavoro di Antonio Canova.
Di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è posizionata nel cortile d'onore del Palazzo di Brera.
Commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicerè del Regno d’Italia, reca sul piedistallo l’iscrizione: “FR. RIGHETTI. ET. ALOYS. FIL. FEC. ROM. 1811” .
A causa di un primo tentativo di fusione andato fallito, la statua in bronzo è il risultato di una seconda fusione che i fonditori romani Francesco e Luigi Righetti, padre e figlio, eseguirono a partire dal modello che era già stato utilizzato per la versione marmorea della statua inviata dallo stesso Canova a Parigi nel 1811. Quest'ultima, acquistata dal Duca di Wellington, è ora esposta a Londra alla Aspley House.
Non essendo ancora pronta la statua in bronzo, nel 1809, in occasione dell’inaugurazione della Pinacoteca di Brera, Beauharnais acquisì a Padova il calco in gesso. Depositato in un’aula dell’Accademia, è stato riesposto in uno dei saloni della stessa Pinacoteca, in concomitanza con le celebrazioni dei duecento anni dell’istituzione museale (1809-2009), dopo essere stato restaurato.
Travolta la fortuna politica e militare di Napoleone, la statua in bronzo, che a Milano non aveva mai trovato collocazione in luogo pubblico, fu abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Riemerse nuovamente alla luce all’epoca dell’arrivo in Lombardia di Napoleone III, a conclusione della seconda guerra di indipendenza italiana. Nel 1859 la statua fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Poi, nel 1864, fu inaugurato l’attuale basamento in granito e in marmo di Carrara progettato da Luigi Bisi, docente di prospettiva all’Accademia di Belle Arti di Brera, ornato con aquile e fregi di bronzo.
La statua in bronzo fu ottenuta con un'unica fusione (ad eccezione dell'asta e della vittoria alata) tenendo conto delle prescrizioni dettate dallo stesso Canova: l'asta tenuta nella mano sinistra è composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che purtroppo fu rubata, è stata all’inizio degli anni ‘80 ricostruita basandosi su documentazione fotografica.
Il bronzo utilizzato per la fusione proviene da cannoni in disuso di Castel Sant'Angelo a Roma.
Il basamento è composto da tre parti: la base di granito proveniente dalle cave di Baveno; il dado e il sovrastante collarino, su cui poggia il piedistallo della statua, è in marmo di Carrara.

 


Antonio Canova (Possano 1757 - Venezia 1822)


Antonio Canova nacque a Possano, in provincia di Treviso, nel 1757 e morì a Venezia nel 1822; è stato il più importante scultore neoclassico italiano, già in vita celebrato in ambito nazionale ed europeo.
Iniziata ancor giovane l’attività a Venezia (le sue prime opere datano 1772), dopo aver compiuto un doveroso viaggio di studio a Roma e a Napoli (fine 1779-1780), si trasferì definitivamente a Roma nel 1781, dove riuscì ben presto ad acquisire prestigiose commissioni pubbliche e private, queste ultime richieste in concorrenza fra loro da nobili e colti collezionisti, spesso recatisi in visita nell’atelier dell’artista.
Fra i suoi marmi più significativi si possono ricordare: Teseo sul Minotauro (1781-1783; Londra, Victoria and Albert Museum), i monumenti funerari dei papi Clemente XIV (1783-1787; Roma, basilica dei Santi Apostoli), e Gregorio XIII (1783-1792, Roma, basilica di San Pietro), Amore e Psiche (1787-1793; Parigi, Museo del Louvre), Perseo trionfante (1798-1801; Roma, musei Vaticani), Ercole e Lica (1795-1815; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), il monumento funerario di Maria Cristina d’Austria (1798-1805; Vienna, Augustinerkirche), Venere (1807-1810; Monaco, Residenzmuseum), Paolina Borghese Bonaparte come Venere vincitrice (1804-1808; Roma, Galleria Borghese), Danzatrice con le mani sui fianchi (1803-1812, San Pietroburgo, Ermitage), Teseo in lotta con il centauro (1804-1819; Vienna, Kunsthistorisches Museum), Paride (1807-1812; San Pietroburgo, Ermitage), le Grazie (1815-1817; Woburn Abbey, duca di Bedford), Naiade e Venere e Marte (1815-1817, 1816-1822; Londra, Buckingham Palace).
Nel 1826 Giambattista Sartori vendette lo studio romano e trasportò i gessi e i marmi ivi contenuti a Possagno, facendo erigere accanto alla casa natale del fratello una Gipsoteca (1831-1836), anni dopo donata al Comune. I disegni furono invece legati al Museo civico di Bassano del Grappa.

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